Fedele Fenaroli

Lanciano 25 aprile 1730 – Napoli 1° gennaio 1818)

Ritratto di Fedele Fenaroli. Collezione Aldo de Aloysio

Figlio di Francesco Antonio, aveva appreso i rudimenti musicali dallo stesso genitore e a contatto con le attività musicali della cappella lancianese. Il padre morì quando Fedele era ancora un bambino di circa otto anni e dopo alcune incertezze circa il suo futuro, all’età di quattordici anni il ragazzo fu inviato a Napoli ospitato dallo zio Nicolantonio Perrini, che si adoperò per farlo ammettere al Conservatorio di Santa Maria di Loreto. Fenaroli che ebbe come colleghi di studio Paisiello, Sacchini, Guglielmi, e altri nomi illustri della storia musicale, a ventidue anni completò la sua formazione culturale secondo gli insegnamenti di quella scuola napoletana cui dopo un periodo di residenza a Palermo, ove sembra scrisse le sue prime opere teatrali, dette un personale e significativo contributo già a partire dal 1755. In quell’anno, dopo la morte del caposcuola Francesco Durante, gli succedette come docente di contrappunto e composizione al Conservatorio della Pietà dei Turchini. Il destino di Fenaroli era tracciato, l’attività di insegnante e di compositore fu una costante della sua vita e lo vide attivo soprattutto nel Conservatorio Santa Maria di Loreto, dove nel 1762 fu nominato maestro di cappella e nel 1777 1° maestro di Cappella al posto di Pietro Antonio Gallo. Dal 1797, cessata l’attività del Conservatorio di Santa Maria di Loreto, Fenaroli continuò ad insegnare a Sant’Onofrio a Capuana ma anche in altre istituzioni musicali napoletane fino alla morte che lo colse alla veneranda età di 88 anni a Napoli il 1° gennaio 1818. In tanti anni di carriera Fenaroli istruì schiere di allievi illustri tra cui si ricordano Nicola Zingarelli, Domenico Cimarosa, Silvestro Palma, Salvatore Figuera, Carlo Coccia Carlo Conti, Michele Ruta, Saverio Mercadante, Giacomo Cordella, Francesco Ruggi, Michele Carafa e altri. Non a caso quando nel 1807 Giuseppe Bonaparte decise di riformare i Conservatori napoletani (che nel frattempo erano diventati due) fondendoli in quello che poi divenne “Collegio Reale di Musica”, scelse di affidarne la direzione ad un “triunvirato” formato da Giovanni Paisiello. Giacomo Tritto e Fedele Fenaroli. La grandezza riconosciuta di Fenaroli sta nell’aver investito le sue energie soprattutto nell’insegnamento in un momento in cui la scuola napoletana andava imponendosi all’attenzione italiana ed internazionale. Egli aveva per primo pensato di scrivere una summa degli insegnamenti musicali già da tempo impartiti nelle aule dei Conservatori napoletani. Nacquero così i suoi famosi sei volumi dei Partimenti ossia basso numerato (corrispondenti agli odierni esercizi di armonia e contrappunto su un basso dato) pubblicati per la prima volta a Roma nel 1800 circa, che costituirono una novità assoluta e che per la loro validità furono ristampati continuamente per tutto l’Ottocento. Oltre ai Partimenti scrisse, nell’ambito didattico, le Regole musicali per i principianti di cembalo nel sonar coi numeri e per i principianti di contrappunto stampate a Napoli nel 1775, lo Studio del contrappunto, (Roma, ca. 1800) e infine i Solfeggi per soprano. La produzione di Fenaroli, poco nota, annovera tantissimi titoli oltre la trattatistica: opere (I due sediarii, Napoli 1759; La disfatta degli amaleciti, Chieti 1780), diversi oratori e azioni sacre (Ester, Napoli 1759; Abigaille, 1776; L’arca del Giordano, Lanciano 1780; La sconfitta degli assiri, Roma 1789), brani per clavicembalo e un nutrito gruppo di composizioni sacre.

Per saperne di più:

Gianfranco Miscia, Dizionario dei personaggi della storia e della cultura lancianese, Lanciano, Rotary Club di Lanciano, 2006, ad vocem.

Fedele Fenaroli il didatta e il compositore a cura di Gianfranco Miscia, Lucca , LIM, 2011

Per le attività di  relative alle celebrazioni del bicentenario della morte (2018) vedi

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